CHI SIAMO

OMOLOGAZIONETITOLI® e' la prima realtà costituitasi in Europa mirata ad assistere i professionisti Italiani, decisi a spostare e far circolare i propri titoli accademici e/o professionali all'interno dell'Unione Europea, avvalendosi delle direttive comunitarie in materia; fin dalle origini ci siamo posti come obbiettivo quello di essere uno strumento valido ed efficace per tutti i nostri utenti sollevandoli dall'espletamento della burocrazia ad essa legata e semplificando loro, ove possibile, i percorsi intrapresi sia con le istituzioni che con le Universita' piuttosto che con gli ordini professionali.

OMOLOGAZIONETITOLI® ha veicolato e veicola tutt'oggi il maggior numero di professionisti italiani che desiderano farsi riconoscere il proprio titolo in Europa.

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Rassegna Stampa - Dicono di noi

 

Uno Mattina

Italia, Spagna e altri 25 paesi fanno parte della Comunità Europea e secondo la legge comunitaria un avvocato spagnolo può venire ad esercitare qui in Italia...


 

La Repubblica

Vuoi fare l'avvocato? Corri in Spagna La grande fuga in Spagna degli aspiranti avvocati per evitare esame e pratica

MARCO ce l' ha fatta a Tenerife, il «posto più facile», secondo lui. Anna a Murcia, «provare per credere». Luca garantisce per l' Andalusia, «non c' è dubbio».
Enza suggerisce Bilbao, «che poi ti puoi anche andare a vedere il Guggenheim».
TUTTI si esaltano per la Spagna, chi ci ha provato e chi sta per provarci, chi l' ha sentito dire e vorrebbe saperne di più, chi invece ha chiesto un preventivo e gli sembra che forse sì, ne varrebbe la pena, ma «tocca spendere tantissimi soldi».
Sono gli abogados, il piccolo esercito di tremila aspiranti avvocati che nel 2009 ha chiesto l' omologazione del titolo di studio in Spagna.
La legge spagnola, almeno fino al 2011, a differenza di quella italiana, prevede l' iscrizione automatica dei laureati in giurisprudenza nell'albo degli avvocati. In Italia invece, oltre ai due anni di praticantato spesso assolutamente gratuito, è necessario anche sostenere un esame di Stato.
Che passano trenta persone su cento, se non meno. Un martirio, lo definiscono tutti. Un calvario. E allora ecco i viaggi della speranza nella terra di Cervantes. Si fa richiesta all' ambasciata, si riempiono moduli, si presentano documenti. E poi si aspetta la resolución, il certificato con il quale iscriversi all' università spagnola. Arriva dopo circa sei mesi,un anno: poi, basta scegliere la città, si passa l' esame, ci si iscrive al Colegio de Abogados e il gioco è fatto.
Si fa domanda al Ministero della Giustizia per l' omologazione del titolo.
L' esame consiste in un questionario in lingua spagnola - ma alcune scuole o società che si occupano di aiutare gli aspiranti abogados garantiscono l' esame in italiano - in 9 o 10 materie, tra cui diritto penale, civile, amministrativo e procedura, a detta di tutti «molto semplice e molto facile».
Le domande sono 20 per ciascuna materia (bisogna rispondere correttamente almeno a 10), la risposta multipla (a crocette). Con la laurea così omologata si torna poi in Italia, ci si iscrive all' ordine come "avvocato applicato" e dopo tre anni di pratica regolare è possibile chiedere di diventare "integrato", anche se «si può sostenere l' esame al Consiglio Nazionale Forense per iscriversi subito» spiega il presidente dell' Ordine degli avvocati della Lombardia, Paolo Giuggioli.
Non solo una speranza per chi ha provato l' esame due, tre volte senza successo, o per chi non vuole lavorare gratis o quasi per due anni, ma anche un business di tutto rispetto: Eurolaurea, avvospagna.com, avvocatospagna.info, avvocatoeuropeo. com, sarannoavvocati.info, curso-tutelado.come altre decine di società di servizi offrono di svolgere le pratiche per alcune migliaia di euro.
Anche se farsi la pratica di soli costerebbe al massimo 250 euro, «Cepu» per esempio, «è arrivata a chiedermi 28 mila euro» racconta Michela, neolaureata di Salerno alla ricerca di un posto al sole, o meglio in uno studio, «ma senza essere sfruttata», racconta. «O almeno non troppo». Più abbordabile quello che chiede omologazionetitoli.it, che ha sedea Massa: «7 mila e 500 euro per l' iter burocratico iniziale e il nostro corso online» spiega al telefono una simpatica signora.
«A cui aggiungere, se si vuole, 3 mila e 500 euro per il pacchetto-sicurezza». Pacchetto sicurezza? Sarebbe? «La nostra garanzia di essere poi iscritti all' Ordine degli avvocati. Come? Beh, questo non lo posso dire. È il nostro asso nella manica» conclude. Già. Perché il Consiglio Nazionale Forense, forse allarmato dal lievitare delle domande ( dalle poco più di 300 nel 2008, siamo passati alle tremila, secondo la stima dell' ambasciata spagnola, del 2009), con il parere 17/09 del 25 giugno dello scorso anno,
ha dato una stretta all' accesso degli abogados, accusandoli di «sfruttare una scorciatoia offerta dal diritto Ue». Insomma, l' «abuso di diritto» che va tanto di moda.
Ma, chissà, forse tra le pieghe di questa sbandierata severità si trova un dato che per altri paesi europei ha dell' incredibile: in Italia ci sono infatti oltre 230 mila avvoca ti, vale a dire 1 avvocato ogni 260 abitanti, numero che sale vertiginosamente in una città come Roma che può vantare il primato di oltre 20 mila avvocati, tanti quanti se ne trovano in tutta la Francia. «Un numero spropositato, è vero» dice Gian Domenico Caiazza, presidente delle camere penali di Roma.
«Servirebbe una riforma vera. C' è una proposta di legge, che si doveva discutere, ma naturalmenteè sparita dal tavolo del governo. Proprio per questo domani scioperiamo. Gli abogados? Beh, l' esame in Italia è difficile, lo superano in pochi. Ma poi le prospettive sono nulle». Quasi a dire: la speranza è l' ultima a morire. Fonte: La Repubblica (Rory Cappelli)

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Avvocati subito in Spagna

Un pomeriggio con i laureati che per evitare l'esame di stato vanno a tentare l'abilitazione in Spagna mentre gli ordini professionali si oppongono. Appuntamento da Giolitti, il bar a due passi da Montecitorio, in genere pieno zeppo di deputati, portaborse e giornalisti a ogni ora.

Due volte al mese si trasforma in un luogo di pellegrinaggio per i laureati in giurisprudenza respinti all'esame da procuratore. C'è chi è stato bocciato una volta, chi due, chi non prova più perché tanto sa che è inutile.
Arrivano a gruppi o da soli, a scansioni di mezz'ora l'uno dall'altro, per parlare con il loro guru. Si chiama Stefano, avvocato, trentenne, pizzetto e modi decisi: il suo secondo lavoro è organizzare viaggi della speranza in terra di Spagna, dove procurarsi il titolo di procuratore legale è infinitamente più semplice. In Italia a superare le prove sono 35 laureati su 100. E' una lotteria, non un esame: né gli ingegneri né i commercialisti, nessun'altra professione ha cifre simili.
Un tempo esisteva Catanzaro. «L'esamificio» la chiamavano perché lì alla lotteria vincevano quasi tutti: si arrivava a 97 laureati promossi su 100. Ma si poteva anche andare a Reggio Calabria, o a Messina o in altre città dove essere promossi tutto sommato era abbastanza semplice. Nel 2003 i meccanismi dell'esame vennero rivoluzionati, fu la fine dei viaggi della speranza da nord a sud alla ricerca della sede più compiacente. Ai laureati in giurisprudenza non restò che trovare un'altra via di fuga.
Siamo o non siamo nell'Unione Europea? Un avvocato spagnolo può o non può esercitare in Italia? Ed è vero che in Spagna per iscriversi all'albo bisogna pagare una lauta tassa ma non superare esami? Durerà solo fino al 2011, poi anche in Spagna si dovrà superare una prova di Stato. Ci sono ancora due anni pieni, però: chi può, ne approfitta.
Cifre su quanti procuratori con titolo conquistato in Spagna esercitino in Italia è difficile averne: una volta avuto il riconoscimento, si confondono negli elenchi generali, e ne sono ben felici visto che molti colleghi li considerano avvocati di serie B. Si sa che sono un centinaio in attesa di ottenere l'iscrizione all'albo, quasi la metà solo a Milano. A Sassari 13, a Torino 1 e nessuno a Roma, né a Napoli e in molte città del centro-sud. Cifre basse, in alcuni casi soprattutto perché gli ordini italiani si sono ribellati all'arrivo in massa dei procuratori miracolati lungo la via spagnola e hanno risposto alle richieste di riconoscimento del titolo conquistato in terra iberica con un ricorso al Tar o un semplice rifiuto ad accogliere la domanda del neo-avvocato dal titolo iberico. Accade a Verona e in buona parte del Veneto, accade in Piemonte ma anche a Udine e in tutto il Friuli.
A dispetto degli sgambetti degli ordini italiani, nell'agenda appoggiata su un tavolino del bar Giolitti, Stefano ha pagine e pagine zeppe di nomi, orari, giorni della settimana. Io sono riuscita ad ottenere un appuntamento dopo giorni e giorni di attesa e insistenze. «Ci sono 150 persone solo a Roma in attesa per avere informazioni», mi spiega la segretaria di Omologazione Titoli, una delle agenzie più forti nell'organizzazione dei viaggi della speranza verso gli albi legali spagnoli.
Il meccanismo me lo spiega Stefano. «Mi servono innanzitutto alcuni documenti. Da quel momento tutta la parte burocratica spetta a noi». Spetta a loro la procedura per la richiesta di omologazione. Se si vuole, spetta a loro anche la scelta dell'università dove superare la «prueba de aptitud», che permette alla laurea italiana di essere riconosciuta in Spagna.
La scelta vale tutti i soldi che le agenzie chiedono per il loro lavoro. «Vedi, noi possiamo trovare l'università dove si tiene la prova con le risposte multiple, quelle da riempire con crocette, o quella dove la prova prevede risposte scritte ma con la possibilità di portare i codici spagnoli commentati in aula», assicura Stefano. E, quindi, copi quello che è scritto nel codice, oppure riempi la casella giusta senza nemmeno dover pensare all'ortografia, e il gioco è fatto. Percentuali di riuscita? Al primo colpo sono basse: ci riescono quattro o cinque su cento. Al terzo, tutti promossi, garantisce ancora Stefano. Due anni almeno di tempo per arrivare al risultato.
Il costo? Tutto compreso viene 1900 euro, più Iva, dispense di preparazione incluse. Se invece si vuole affidare all'agenzia solo la parte burocratica, bastano 980 euro più Iva. Se non si hanno soldi da spendere conviene farsi un giro sui forum dei laureati in giurisprudenza. Io capito su Giuseppe, avvocato milanese seguendo la «via spagnola», secondo lavoro consulente in nero di chi vuol fare come lui. Mi offre per 350 euro le dispense per preparare la «prueba» e un consiglio da amico sull'università più facile. Pagamento su Carta Poste Pay, invio delle dispense immediato. Almeno così sostiene. E se fosse una truffa mi toccherebbe anche cercare un avvocato.
E questa è una conversazione con Veronica Comici, una delle poche iscritte all'albo spagnole rientrate in Italia per esercitare la professione, ad accettare di raccontarsi senza nascondere nome e cognome. Per molti è una vergogna, sanno che gli altri avvocati li considereranno sempre come appartenenti ad una casta inferiore e quindi preferiscono non uscire allo scoperto. Veronica Comici, «abogado» in Spagna in attesa di iscrizione all'albo dei legali ordinari di Latina, invece non si preoccupa di quello che si dirà di lei.
Si dirà che è una scorciatoia... «Una scorciatoia? Per nulla. Diventare avvocati in Spagna non è nè più breve, né più facile, è solo un modo per riuscire liddove in Italia è praticamente impossibile arrivare. Sono laureata con 110 alla Sapienza, ho una tesi importante al mio attivo, ho sempre studiato, ma sono stata bocciata due volte all'esame da procuratore».
E ha studiato davvero per superare la prova in Spagna? «Non solo: ho viaggiato, ho imparato una lingua straniera, ora ho delle competenze in più che mi permettono di essere più preparata di altri avvocati».
È riuscita al primo tentativo? «No, al secondo. Ho fatto tutto da sola, non mi sono rivolta ad alcuna agenzia, in tutto ho speso 1200-1300 euro e ho impiegato due anni».
Le hanno fatto la guerra? «Per l'ordine di Latina è stato un caso nuovo, questo è sicuro. Ci sono state alcune difficoltà iniziali, dovute soprattutto al fatto che nessuno sapeva come fare. Fra gli avvocati c'è chi pensa che io sia andata all'estero a comprare il titolo ma con il tempo e il mio lavoro si renderanno conto di quello che valgo». Fonte: ItaliaOggi (Gabriele Ventura)

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Massa aiuta l'aspirante avvocato

Una società offre pacchetti all-inclusive verso la Spagna, dove la laurea in giurisprudenza basta per esercitare l'attività. MASSA. Per diventare avvocato i laureati italiani in giurisprudenza guardano sempre più fuori dai confini nazionali. In particolare, per ottenere l'abilitazione, negli ultimi anni sono aumentati i viaggi verso la Spagna: oltre i Pirenei, infatti, la laurea in giurisprudenza abilita già alla professione, senza il biennio di pratica e l'esame finale. Fonte: Il Sole 24 ORE (Marisa Marraffino)

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Avvocati? Tutti in Spagna, dove non serve l'esame

Sempre più laureati in giurisprudenza guardano all'estero per diventare avvocati. La scorciatoia spagnola per ottenere l'abilitazione professionale piace sempre più ai neo laureati italiani: le richieste di riconoscimento della laurea presentate all'ambasciata spagnola a Roma sono passate da 337 nel 2007 a 594 nel 2008.

Proprio mentre il Consiglio Nazionale forense ha annunciato un controllo serrato per gli iscritti all'albo, al fine di riqualificare l'accesso alla professione e ridurre il numero degli iscritti (oltre 210 mila nel 2008 con un tasso di crescita di circa 10.00 nuovi avvocati ogni anno), fa riflettere la scelta dei giovani italiani che scelgono la via spagnola per dribblare l'esame di Stato. Un'impennata dovuta in parte alle voci che si rincorrono soprattutto sul filo dei forum on line. Nel 2011, infatti, con molta probabilità anche la Spagna introdurrà l'esame di Stato simile al nostro per l'accesso all'albo degli avvocati e non basterà più ottenere il riconoscimento della laurea per esercitare la professione in tutti i paesi membri dell'Ue. E, forse, c'era da aspettarselo. Ma, almeno per il momento, intraprendere la "via spagnola" sembra apparentemente semplice. In Spagna, la laurea in giurisprudenza abilita già all'esercizio della professione senza biennio di pratica né esame di Stato e dà automaticamente diritto all'iscrizione al Collegio, che poi potrà essere omologata in Italia.
Dopo tre anni di patrocinio sotto tutela in uno studio legale italiano si diventa avvocati a tutti gli effetti, evitando il rischio di una bocciatura all'esame di Stato, affidata da sempre alle percentuali variabili delle commissioni esaminatrici diverse da Nord a Sud. Unico inconveniente: il superamento ci circa dieci esami nelle sedi delle Università spagnole che richiedono, in genere, una buona conoscenza della lingua. Ma, nonostante le prove integrative, soltanto l'anno scorso la Direzione Generale del Ministero della Giustizia ha emesso 71 decreti di riconoscimento del titolo professionale di "abogado" e sempre nello stesso anno sono pervenute 61 nuove istanze.
L'Università dalla quale proviene il maggior numero di aspiranti abogados è quella di Sassari dalla quale nel 2008 sono arrivate 19 istanze di omologazione, seguita da Roma con 15 richieste e da Milano (9). Intanto a Massa è nata una società che organizza veri e propri pacchetti all inclusive per aiutare l'aspirante avvocato a bypassare il temuto esame di Stato italiano. "Il nostro lavoro consistere nell'aiutare i neolaureati a scegliere la facoltà in cui è più semplice sostenere i nove o dieci esami integrativi richiesti – spiega Stefano Fialdini, responsabile del servizio della Tecnicad di Massa, la società cui fa capo il servizio – alcune università consentono il superamento dei test anche senza una perfetta conoscenza dello spagnolo perché i quiz sono a crocette. Noi indirizziamo lo studente verso le facoltà più accessibili, forniamo dispense e seguiamo tutto l'iter amministrativo". Un percorso che richiede non meno di quattordici mesi e che, appoggiandosi ai servizi di tutoraggio, può costare dai 1.500 ai 2.900 euro, oltre Iva e spese di viaggio. Dall'ambasciata spagnola a Roma si affrettano a precisare che le procedure di omologazione richiedono l'unico pagamento di una tassa di 88,32 euro tramite bonifico bancario direttamente al Conto Corrente del Ministero spagnolo all'Istruzione e che il superamento degli esami integrativi in Spagna non è così semplice come sembra. Gli aspiranti "abogados" sono avvisati. Fonte: Il Sole 24 ORE (Marisa Marraffino)

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Avvocati italo-spagnoli la pacchia sta per finire

Una nuova scorciatoia per passare il famigerato esame da avvocato. Basta andare in Spagna, dove passare le prove sarebbe un gioco da ragazzi, e farsi convertire il titolo in Italia. Unico problema: la burocrazia. Ma non per Omologazionetitoli.it... Fonte: ItaliaOggi (Gabriele Ventura)

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Una via spagnola all'avvocatura

Dei 15 mila praticanti che ogni anno affrontano l'esame di Stato per diventare avvocati, i promossi sono circa 5 mila, ovvero poco più di 3 su dieci... Fonte: ItaliaOggi (Duilio Lui)

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Abilitazioni in Spagna, la carica degli "abogados": «Ma quale scorciatoia, c'è chi non vuole concorrenti»

Alla scoperta dei giovani che esercitano dopo il riconoscimento del titolo iberico: «Critiche a vanvera» le accuse di voler "bypassare" l'esame. L'agenzia che cura le omologazioni: «I nostri clienti? Studiano». Bianchi (Cnf): «Verificare gli abusi».

"Espediente". "Escamotage". "Scorciatoia". Quando va bene, perché c'è pure chi parla di "furbetti della toga". Fanno discutere gli abogados di ritorno, giovani neolaureati italiani che prima hanno ottenuto in Spagna il titolo per l'esercizio della professione e poi si sono fatti riconoscere l'abilitazione dal nostro ministero della Giustizia, in base alle norme comunitarie. Risultato: all'inizio lavorano nel nostro Paese come "avvocati stabiliti stranieri", in seguito saranno uguali agli altri. Niente di sorprendente: siamo tutti europei, in fondo. Se non fosse che nel Paese iberico l'esame di Stato non esiste. O meglio, non ancora: la prova per diventare avvocato sarà introdotta nel 2011.
Arriba España. Qui da noi, intanto, i commissari continuano a falcidiare i candidati. Ecco perché la strada che porta a Madrid (o Barcellona) è guardata con sospetto da qualcuno: pietra dello "scandalo" l'inchiesta pubblicata dal quotidiano "La Stampa", con la cronista che passa un pomeriggio con gli aspiranti abogados, clienti di un'agenzia specializzata nell'omologazione dei titoli. È un sasso nello stagno. Per l'Organismo unitario dell'avvocatura scende in campo il presidente Maurizio de Tilla che in una nota parla di "raggiro". Nelle aule giudiziarie, nei forum sul web frequentati dagli operatori del diritto, in tutti gli ambienti forensi la questione delle abilitazioni spagnole tiene banco da tempo. Da un lato c'è chi si scambia informazioni sulle vie più brevi ("Alle Canarie ci mettono meno che a Barcellona!"). Dall'altro è tutto un fiorire di commenti, e spiccano quelli al vetriolo. Tipo Madrid refugium peccatorum dei bocciati di Milano, "viaggi della speranza" e così via. L'accusa è evidente: si vuole bypassare l'esame. E il fenomeno non è da sottovalutare. Per saperne di più, allora, meglio rivolgersi al Ministero di via Arenula. Durante il 2008 sono pervenute 61 istanze di riconoscimento del titolo professionale di "Abogado" conseguito in Spagna da giovani italiani laureati in giurisprudenza: è la Direzione generale della Giustizia civile ad attestarlo a Dirittoegiustizia.it. E nel corso dell'anno passato la struttura guidata da Luigi Frunzio ha emesso 71 decreti di riconoscimento del titolo di "Abogado", che riguardano anche istanze presentate nel 2007: per questi professionisti "l'iscrizione all'Albo degli avvocati in Italia - fanno sapere da via Arenula - è subordinata al superamento di una prova attitudinale da svolgersi presso il Consiglio nazionale forense". È nelle stanze al quarto piano del Ministero, quelle dell'ufficio III della Direzione, che si lavorano le pratiche degli abogados. Ammontano invece a 81 i decreti per il riconoscimento di titolo estero che contengono la parola "abogado" pubblicati dalla Gazzetta Ufficiale durante il 2008 (è quanto emerge dai dati forniti a Dirittoegiustizia.it dall'Istituto poligrafico dello Stato): non bisogna dimenticare, infatti, che accanto ai giovani italiani ci sono anche gli stranieri che chiedono l'omologazione (oltre a qualche duplicazione resasi necessaria sui titoli provenienti da Barcellona, per via delle differenze linguistiche anche a livello istituzionale fra castigliano e catalano).
Triangolazione iberica. Il meccanismo della conversione è semplice: la laurea italiana in giurisprudenza va riconosciuta in Spagna dal Ministerio de Educacion y Ciencia e per ottenere l'omologazione il candidato deve superare una prova presso un ateneo iberico (le agenzie specializzate si fanno carico della trafila burocratica). Poi scatta l'iscrizione a un Colegio de Abogados. In seguito il decreto del direttore generale della Giustizia civile del Ministero di via Arenula "ratifica" il titolo spagnolo come abilitante all'esercizio della professione qui da noi. "Una volta superato il procedimento con esito positivo - spiegano dalla Direzione generale della Giustizia civile - il richiedente, superate le prove attitudinali, ha diritto a iscriversi all'Albo professionale ai sensi dell'articolo 3 del D.Lgs 206/07 (attuazione alla direttiva 2005/36/CE sul riconoscimento delle qualifiche professionali)". Va ricordato, inoltre, che è intervenuta di recente la Corte di giustizia europea su una questione analoga, seppure riferita a un ingegnere che ha fatto il "passaggio" in Spagna (la sentenza emessa dalla seconda sezione nella causa 311/06 è disponibile nell'arretrato del 30 gennaio scorso). I giudici Ue ricordano che il titolo omologato altrove non è automaticamente un diploma per accedere a una professione regolamentata nello Stato che lo ha rilasciato: gli Stati comunitari - osserva la Corte di Lussemburgo - conservano la facoltà di stabilire il livello minimo di qualifica necessario a garantire la qualità delle prestazioni erogate sul loro territorio. Insomma: qui la questione fondamentale è il sospetto di "abuso di diritto", spiega Nicola Bianchi, l'esperto di formazione e accesso alla professione del Consiglio nazionale forense (coordina la commissione per l'assegnazione dei crediti formativi), che fa riferimento alla recente pronuncia dei magistrati comunitari. "Nelle sue conclusioni l'avvocato generale Poiares Maduro illustra bene questo concetto che è un concetto comunitario: le norme - spiega il consigliere nazionale forense - non possono esser forzate oltre a quella che è la loro portata per cui sono state concepite. È un concetto che noi tradurremmo in "elusione", che è significativo per chi ha, ad esempio, esperienza tributaria. Causa illecita, motivo illecito e così via: è la norma che viene sfruttata per aggirare". Ma attenzione: "Non è che tutti quelli che vanno in Spagna - frena l'avvocato emiliano - compiono un abuso di diritto". Ah, ecco: chi si "salva"? "Prendiamo chi va in Spagna, si sposa lì oppure ha la fidanzata. Insomma chi ci va per motivi concreti, fa un'esperienza professionale in Spagna, completa il corso di studi realmente spagnolo e non fittiziamente spagnolo, allora ha ragione". La soluzione? "Verificare caso per caso se c'è l'abuso di diritto". Bianchi intravvede una scelta restrittiva nella sentenza Ue, ma la propone con la prudenza del caso: "Sono cose che vanno analizzate e meditate per bene". Non possono essere invocate le norme comunitarie - questa è la tesi - da parte di chi ha un titolo che è rilasciato da un'autorità estera, poniamo quella spagnola, dove non ci sia alcuna formazione in quello Stato e non si fondi né su un esame né un'esperienza professionale acquisita nello Stato membro dell'Ue, nel nostro caso il Paese iberico. "Insomma, la Corte dice "se tu hai l'iscrizione senza esame e senza verifica di esperienza professionale" - sostiene Bianchi - non si applica la norma comunitaria". Staremo a vedere.
Esopo docet. Torniamo a bomba: a tentare la carta oltreconfine, a quanto pare, sono anche stati giovani avvocati che oggi lavorano "bene": a Milano, ad esempio, vari professionisti "stabiliti" hanno lasciato al Cnf come recapito di primo studio indirizzi in zone molto centrali (Porta Vittoria-Bianca Maria, per intenderci). Oltre che del capoluogo lombardo, si nota una certa ricorrenza di professionisti di Sassari (c'è chi dice invogliati anche da qualche affinità linguistica in più con i colleghi iberici). Difficile, però, scovarne uno che voglia raccontare quest'esperienza. C'è chi si rifugia dietro un muro di segretarie. Ma qualcuno che accetta, alla fine, si trova. Evidentemente perché va a testa alta ed è fiero della sua scelta spagnola. "Quando vivevo lì lavoravo tutto il giorno e studiavo di sera. Poi chi ha da parlare lo faccia, perché è gratis", taglia corto Maurizio Falchi, trentatré anni, sardo trasferito a Milano. Che entra subito nel vivo delle polemiche sulla "corsia preferenziale" iberica: "Chi parla a vanvera dovrebbe sperimentare che cosa significa studiare un anno e mezzo, anche nei fine settimana. Se sono capaci, lo facciano". "Espediente", escamotage: quelle parole pesano, come pietre. Che siano sussurrate a mezza bocca in tribunale o consegnate per sempre alla Rete tramite un blog, non fa differenza. "Questa storia della "scorciatoia spagnola" - si sfoga il giovane - mi sa tanto della favola della volpe e l'uva: "Non mi piace perché non è matura". Se è così semplice, perché qualcun altro non l'ha fatto? Tutti quelli che dicono questa cosa è perché non l'hanno voluto, o potuto, fare". In effetti chi sceglie questa strada deve mettersi sotto a studiare il castigliano: "Io, lo spagnolo già lo conoscevo perché ho vinto una borsa di studio dell'Unione europea nell'ambito del bando Leonardo e ho anche fatto uno stage di lavoro nel Paese iberico", sottolinea l'avvocato. Che avverte: "Non escludo di collaborare con uno studio spagnolo". Ma non tutti sono brillanti come Falchi. È legittimo ipotizzare che alla volta di Madrid, piuttosto che di Zamora o Albacete, ci sia anche un pellegrinaggio di bocciati "seriali" nostrani. Ed è questo, verosimilmente, che manda su tutte le furie chi s'è fatto in quattro per superarlo, l'esame. Intanto nel settore s'è creato un business: il costo dell'operazione? Fra i 1.000 e i 2.000 euro, dipende dal livello di assistenza richiesta. Basta farsi un giro su Internet per rendersene conto, a partire dal sito web dell'agenzia citata nell'articolo giornalistico che poi ha dato la stura alle polemiche: "S'è fatto un po' di terrorismo su questa storia", lamenta Stefano Fialdini, amministratore delegato della società che controlla OmologazioneTitoli.it. "Da due anni a questa parte - racconta - si sono rivolte a noi centinaia e centinaia di persone: noi facciamo omologazione titoli dall'estero verso l'Italia, dall'Italia verso l'estero ed estero su estero. Da ditta individuale siamo diventati una società di capitali". Ma c'è chi ha parlato di "furbetti della toga". "Noi siamo assolutamente contrari a questo tipo di valutazione, anche perché i nostri clienti si mettono sui libri a studiare lo spagnolo per ottenere l'omologazione del titolo", s'infervora Fialdini, toscano di Massa pane al pane, vino al vino. Restano, però, gli affondi di chi grida al raggiro: "Guardi, io le dico questo: non è un voler eludere la normativa o raggirare le cose: è un volersi qualificare, un aumento del proprio impegno. Il cosiddetto "raggiro" è la parte che si vorrebbe far passare, ma per chi vuole farlo esistono forse altri sistemi. Chi vuole farlo non si mette certo a studiare per un anno e mezzo". ""Raggiro" è una parola molto brutta", si smarca il consigliere del Cnf Bianchi, che insiste: "La parola corretta, o meglio il giro di parole corretto, è "abuso di diritto"". E OmologazioneTitoli.it non è certo l'unico sito del settore. Altro giro, altro corsa: dalla sede siciliana di "Avvocato in Spagna" arriva un no comment: non intendono intervenire perché non chiamati in causa dall'articolo che ha aperto il dibattito. L'elenco potrebbe continuare con "Avvospagna" e con altri siti.
Concorrenza e competenza. Il professionista abilitato grazie al riconoscimento del titolo iberico resterà per poco "straniero in patria". La dizione "stabilito", infatti, sparirà presto dalle carte. "Dura tre anni - spiega Falchi - è un periodo di apprendistato a firma congiunta. C'è autonomia nella redazione negli atti con un'unica differenza, è necessaria la controfirma di un collega italiano, perché si presuppone che non si abbia una perfetta conoscenza dell'ordinamento italiano". Detto in soldoni: "È come se venisse un avvocato spagnolo o anche francese o tedesco a esercitare in Italia - sostiene il giovane professionista -. Io ho per esempio conosco un collega tedesco che lavora qui: è ormai italiano, anche se ha conseguito un titolo in Germania, cosa che non mi sembra proprio una passeggiata". La filosofia di Falchi è questa: o decidi di fare delle tue conoscenze una risorsa oppure hai buttato via del tempo. E si proclama "altamente soddisfatto" per la scelta fatta "fin dall'inizio, dopo la laurea" per la conoscenza della lingua che "era fresca". D'accordo. Però dagli Ordini degli avvocati c'è chi promette fuoco e fiamme, magari pensando di rivolgersi al Tar. "Chi non conosce le cose, le spara a caso. Chi non sa purtroppo parla e pensa di farlo a ragion veduta, invece farebbe meglio a documentarsi come dovrebbe fare un giornalista serio (e qui il monito va al cronista, NdR)". Poi il discorso vira sull'annosa questione della libera competizione nella categoria forense: "Noi concorrenza ne facciamo sulla qualità - osserva Falchi - abbiamo un tariffario stabilito da un decreto ministeriale da quelle determinate linee non ci possiamo spostare". Lecito immaginare come l'arrivo di giovani "freschi" direttamente dalla Spagna dia sui nervi a qualcuno. È notizia di questi giorni, tanto per dirne una, la protesta degli operai britannici contro i lavoratori italiani della Irem, impiegati nel cantiere della raffineria Lindsey Oil della Total, nel Lincolnshire. Tutti vogliono viaggiare "in prima" e spesso gli ultimi venuti non sono graditi. "Ho sentito - racconta Falchi - il presidente di un Ordine locale degli avvocati dire: "Cominciano a esserci troppi colleghi, all'Ordine di Roma ci sono più iscritti che in tutta la Francia"". In effetti il vero numero dei professionisti del Foro in Italia è un po' come l'Araba Fenice: dove sia nessun lo sa. "Siamo duecentomila", azzarda Bianchi. "Oltre centocinquantamila sono gli iscritti alla Cassa forense, aggiunge il consigliere nazionale. "Allora - attacca il giovane Falchi - si vuole limitare che cosa? L'accesso alla possibilità di fare l'avvocato agli italiani? Non si vogliono concorrenti, più che altro. Si dice: "Il numero è eccessivo"". A proposito: il Cnf che dice? "Un numero tragico - ragiona Bianchi - siamo sempre un numero tale per cui agli avvocati si può dire tutto, tranne che non accettano la concorrenza. Uno dei nostri guai è di aver lasciato aperto troppo (l'accesso, NdR)... È paradossale ma in effetti è così". Va rimarcato che, secondo Bankitalia, nel nostro Paese esiste un nesso causale positivo fra l'elevato numero di avvocati in rapporto alla popolazione e il tasso di litigiosità, che risulta significativamente più alto di quello osservato nei principali Stati europei (cfr. la Relazione annuale 2007 del Governatore della Banca d'Italia nell'arretrato del 7 giugno 2008). "C'è un'incidenza degli avvocati rispetto alla popolazione che è superiore agli altri Paesi - rincara la dose Bianchi - ma non lo dico io: l'ha detto pochi giorni fa il primo presidente della Cassazione Vincenzo Carbone all'inaugurazione dell'anno giudiziario 2009 (cfr. la Relazione sull'amministrazione della giustizia nell'anno 2008 nell'arretrato del 31 gennaio 2009)". "Prima di tutto - replica Falchi - metà di coloro che hanno superato l'esame di Stato non fa l'avvocato, ma ben altro: c'è chi lavora presso aziende e fa il giurista d'impresa, c'è chi fa concorsi pubblici, chi lavora nei campi più diversi. Ho sentito un presidente di Ordine dire che se l'esame lo passano troppe persone bisogna "estrarne un po'"". Respinta al mittente l'accusa di guardare con sospetto gli "ultimi venuti". "Non è che temiamo cento persone in più che vanno in Spagna - risponde il consigliere nazionale Bianchi - Noi abbiamo perplessità sull'effettiva preparazione, sulla capacità di rendere una prestazione di qualità, adeguata, che tendiamo a garantire, globalmente parlando, nei confronti della collettività. Perché questa è la nostra funzione, di cui siamo molto consapevoli".
Accesso "incriminato". Gira e rigira sul banco degli imputati finisce ancora l'esame di Stato all'italiana. Falchi cita una recente sentenza della Corte di cassazione: il provvedimento afferma che un compito di un esame di Stato senza alcun segno di correzione non può essere respinto: "Capita - sostiene il giovane professionista - che uno detti il compito ad altri tre colleghi, quei tre passano lo scritto e lui no". E le istituzioni che fanno? "Noi - spiega Bianchi - pensiamo che l'esame debba essere riformato ed è da tempo che lo chiediamo alla politica, nel senso di una autentica selettività sulla qualità dell'esame". E quelle sedi dove si andava in massa, specie nel Sud, perché era più facile essere promossi? "Ormai non esistono più", taglia corto l'imprenditore Fialdini. E l'avvocato Falchi spiega: "Il compito viene svolto in una città e corretto da un'altra parte. Tutto dipende - chiosa - da chi corregge". "Qui ci sono dieci-quindicimila nuovi avvocati l'anno", dice il professionista emiliano. "Più che un problema di selettività - aggiunge - c'è un problema di diseguaglianza territoriale: indipendentemente dal Nord e dal Sud: a volte nella stessa corte d'appello c'è una sezione più "stretta" e una più "larga" (di manica, NdR)". La ricetta del Cnf? Far precedere l'esame da una fase di formazione con una fase di verifiche più vicine e continue, che siano più "da scuola": "Una conoscenza vera e propria approfondita della persona che si deve formare - conclude Bianchi - C'è un tavolo di confronto sull'accesso alla professione con un progetto di riforma condiviso sostanzialmente da tutta l'avvocatura". Meno male. Fonte: Giuffré Editore - Diritto e Giustizia

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Subito avvocato se vai in Spagna

Durerà solo fino al 2011, poi anche in Spagna si dovrà superare una prova. Sono due anni pieni, chi può ne approfitta... «Ci sono 150 persone solo a Roma in attesa per avere spiegazioni», spiega la segretaria di Omologazione Titoli, una delle agenzie più forti nell'organizzazione dei viaggi della speranza verso gli albi legali spagnoli... Fonte: Università degli Studi di Roma Tor Vergata

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